Alcuni cenni sull’Abbazia

Visita all’Abbazia di Vallombrosa e alle sue opere d’arte.

Potrete visitare le opere conservate nei luoghi del monastero.

 

La chiesa

– Le opere d’arte nella chiesa – La cappella di s. Paolo – La cappella Mater Amabilis – La cappella di s. Giovanni Gualberto – Il coro

Per brevità e chiarezza distinguiamo quattro periodi della storia di questo edificio:

la prima costruzione risale ai tempi della fondazione. Si trattava allora di un modesto oratorio in legno con il solo altare in pietra, consacrato nel 1038.

La costruzione in pietra si protrasse per 20 anni, dal 1038 al 9 luglio 1058, data della consacrazione.

Dato lo sviluppo numerico della comunità, tra il 1224 e il 1230, si procedette ad una nuova costruzione.

La chiesa, come si presenta oggi, è fondamentalmente quella del 1230. È caratterizzata da una navata unica molto allungata (m. 47 x 8,60).

La copertura della chiesa romanica fu nascosta da tre volte padiglionate, rette da archi ribassati, decorate nel 1750 da Giuseppe Fabbrini.

Al centro, la scena biblica del re Assuero e della regina Ester.

Nella navata della chiesa furono collocati, negli anni 1730-1732, due altari in pietra. Quello di destra è dedicato a s. Atto, vescovo di Pistoia (morto nel 1153), già abate di Vallombrosa; la tela ivi collocata è di Agostino Veracini e rappresenta s. Atto che riceve le reliquie di s. Giacomo Apostolo.

L’altare di sinistra è invece dedicato a s. Pietro Igneo, monaco vallombrosano, cardinale vescovo di Albano (morto nel 1089). La tela è di Antonio Puglieschi e rappresenta Gregorio VII che gli impone la berretta cardinalizia.

Ai lati dei due altari, in alto, sono collocate quattro grandi tele: nella parete di destra, la prima rappresenta il martirio del beato Tesauro Beccaria, abate di Vallombrosa, di Niccolò Lapi; la seconda, opera di Niccolò Mannelli, raffigura l’incontro tra Enrico IV e Gregorio VII a Canossa.

Nella parete di sinistra, la prima tela raffigura s. Pietro Igneo nell’atto di scomunicare i canonici della cattedrale di Lucca, opera di Ignazio Hugford; mentre la seconda ricorda l’episodio della prova del fuoco sostenuta da s. Pietro Igneo, anch’essa opera del Veracini.

L’elegante cornicione in pietra arenaria (1487) attualmente posto sotto la cantoria dell’organo, sostenuto da quattro lesene con capitello, ornato nel fregio da serafini e altri motivi, era collocato originariamente al centro della navata e serviva a separare il coro dei monaci dal resto dellla chiesa.

Al lato dell’ingresso un’acquasantiera in marmo bianco (1487) reca lo stemma dell’abate Biagio Milanesi.

L’organo sovrastante è la sintesi di due epoche: la cassa centrale contiene il prezioso strumento costruito da Benedetto Tronci di Pistoia nel 1819, mentre i due corpi laterali sono della ditta Tamburini di Crema che nel 1956 elettrificò anche l’antico organo.

 

Cappella di s. Giovanni Gualberto

Ornata di marmi e stucchi e decorata da Carlo Marcellini, costruita tra il 1695 e il 1707. Il quadro dietro l’altare raffigura San Giovanni Gualberto in preghiera, opera di Antonio Franchi.

L’affresco della volta, opera di Alessandro Gherardini, rappresenta La Madonna con s. Giovanni Gualberto.

 

Cappella del SS.mo Sacramento o dei Dieci Beati

Costruita sul sepolcreto dei primi monaci, la cappella fu iniziata nel 1755. l’altare, consacrato due anni dopo, è in marmo policromo, ma le colonne, i capitelli corinzi, il fastigio e altre parti sono in scagliola, opera di Enrico Hugford.

La pala d’altare è opera di R. Soldaini, monaco camaldolense (1846).

La volta a calotta è opera del pittore G. Giani (1819). Il pavimento presenta una divisione ottagonale a spicchi, ognuno dei quali ha una ricca decorazione a intarsi marmorei policromi. Dietro l’altare, il coro in noce è opera del monaco Gregorio Pantraccoli che lo eseguì negli anni 1755-57.

Uscendo dalla cappella, a sinistra, una tela di Lorenzo Lippi: La Trinità e due angeli del 1665. Al lato sinistro dell’altare è posto il monumentale leggìo, in noce intagliato, opera del 1592 di Domenico Atticciati, e che si trovava anticamente nel coro della chiesa.

 

Sacrestia La pala d’altare è di Luigi Sabatelli e raffigura s. Bernardo degli Uberti (morto nel 1133), cardinale e vescovo di Parma, già abate di Vallombrosa, mentre, nell’atto di celebrare la Messa, viene aggredito da alcuni eretici. Gli armadi degli arredi sacri vennero fabbricati dal monaco Mauro Boninsegni (1805). Alle pareti, S.Giovanni Gualberto e i santi Giovanni Battista, Maria Maddalena e Bernardo degli Uberti, Caterina d’Alessandria, tavola dipinta nel 1508 da Raffaellino del Garbo (morto nel 1525), discepolo del Ghirlandaio; terracotta di Luca della Robbia (morto nel 1482), ai lati della Vergine, S. Giovanni Gualberto e S. Umiltà (morto nel 1310), in basso, Biagio Milanesi, abate di Vallombrosa, che commissionò l’opera e suo fratello Riccardo.

 

Usciti dalla sacrestia, sulla sinistra, l’altare di s. Sebastiano con una tela raffigurante il suo martirio opera di Alessandro Rosi.

 

L’Aula Capitolare

L’Aula capitolare è un’ambiente caratteristico del monastero, dove la comunità si radunava per la lettura della Parola di Dio, per l’accusa delle proprie colpe, per le conferenze spirituali, per trattare argomenti riguardanti la vita materiale della comunità, per ricordare i confratelli defunti ivi sepolti. Oggi è adibita a sala di conferenze per incontri e convegni. Alle pareti 12 tele di Venturino Venturi raffiguranti episodi della vita di S. Benedetto (1998).

Sulla porta è da notare un’affresco raffigurante s. Benedetto ritratto con i tradizionali attributi iconografici: la Regola e un fascio di verghe.

 

Il Chiostro principale Dalla porta di fronte alla sacrestia si accede al chiostro principale, detto anche della Meridiana. Sulla destra è visibile il muro perimetrale della costruzione romanica della chiesa, messo in luce nel corso degli ultimi restauri. La costruzione del chiostro risale agli anni 1470 – 1480; l’aspetto attuale è il risultato di posteriori rifacimenti. Nel 1753 vennero ampliate le finestre e le quattro grandi porte. Il chiostro è coperto da volte a crociera su peducci variamente decorati fra i quali spiccano quelli recanti figurazioni umane, santi o monaci, opera di discepoli di Benedetto da Rovezzano.

 

L’antico Refettorio Si presenta nella trasformazione barocca realizzata negli anni 1740-1745. Sono di questa epoca i tavoli e gli schienali. Alle pareti quattordici tele di Ignazio Hugford, raffiguranti la Cena di Emmaus, s. Benedetto, s. Giovanni Gualberto e altri santi e beati vissuti a Vallombrosa; sulla volta l’Assunzione, sempre di I. Hugford. Sulla destra, il pulpito, perché secondo la Regola, a tavola non deve mai mancare la lettura.

 

Antirefettorio Il refettorio è collegato alla cucina tramite un vestibolo ove si osserva il lavabo in pietra (1606) e una robbiana, opera di Benedetto Buglioni, che rappresenta la Madonna tra s. Giacomo maggiore e s. Giovanni Gualberto.

 

L’antica cucina

Sull’architrave della porta è incisa la frase di S. Paolo: Regnum Dei non esta esca et potus (Il Regno di Dio non è questione di cibo e di bevande). La cucina è uno degli ambienti più caratteristici dell’abbazia, ariosa ed armonica nelle proporzioni. Il caratteristico focolare con cappa esagonale, sorretta da pilastri, separa la parte quattrocentesca da quella seicentesca, restaurato una prima volta nel 1789. Accanto al camino, un forno per il pane e l’acquaio. Sui tavoli in pietra sono collocati utensili appartenenti alla cucina e all’antica spezieria del monastero.

 

L’antica farmacia Uscendo dal portone centrale dell’Abbazia, sulla destra si accede alla farmacia. Vi si possono acquistare prodotti dell’Abbazia.