Nel 1966 viene affidato il Santuario della B.V. delle Grazie alla cura dei Monaci Benedettini di Vallombrosa. L’anno 1624, come si legge nelle Aggiunte alla Cronaca di Sebastiano Mantica, apparve la Madonna delle Grazie che stava dipinta sopra un capitello lungo la via che da Pordenone correva a San Gregorio. Il fatto miracoloso richiamò i Pordenonesi a visitare l’Immagine della Beata Vergine e a fare copiose offerte così che si potè pensare alla erezione di una Chiesa (1626). Da quel dì crebbe sempre più la venerazione per la taumaturga Immagine.
All’interno della chiesa è conservata la tela della Madonna, dipinta da P. Varottari detto il Padovanino. Il Tempio conserva la sua classica imponenza. La facciata, sormontata da un armonioso rosone, si apre solenne sul piazzale antistante; mentre l’interno, a tre navate con transetto, è particolarmente raccolto e suggestivo. L’attenzione è rivolta all’immagine della Vergine, al di sopra dell’altare maggiore, maternamente protesa verso i suoi figli. Pitture e arredi subirono gravi danni per l’inondazione del Noncello del 1966. Negli anni successivi i Monaci Benedettini di Vallombrosa provvidero al restauro ed alla ristrutturazione. L’organo, inaugurato nel 1975 con un applauditissimo concerto, era stato ideato dai Religiosi come omaggio finale al loro fondatore San Giovanni Gualberto, nel IX Centenario della sua morte. A lato dell’altare delle celebrazioni si erge maestoso un grande Crocifisso in bronzo, opera della scultrice fiorentina Amalia Ciardi-Duprè. Delle antiche tavolette votive ne rimangono una decina, sufficientemente significative per testimoniare nel tempo la pietà dei fedeli. La Vergine delle Barche del primitivo Capitello e dell’antica chiesa e quella attuale delle Grazie, rimane per eccellenza la "Madonna dei pordenonesi", la loro venerata e celeste Patrona; mentre il Santuario continua ad essere un segno visibile della presenza di Dio, un luogo privilegiato della sua misericordia.