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La storia della congregazione
IL MONACHESIMO IERI, OGGI, DOMANI...
Esiste il grande ordine Benedettino, al quale la maggior parte delle comunità monastiche fanno capo, formato da numerose congregazioni. Una congregazione è l'insieme di monasteri, facenti capo ad un monastero guida o casa madre. Il monaco è un uomo per il quale la relazione con Dio è ciò che conta di più nella vita. La preghiera è il legame privilegiato per vivere questa relazione. Più volte al giorno, nell'Eucarestia e nella preghiera comune, egli prega ad alta voce insieme ai fratelli, radunati nella chiesa del monastero. Ma il monaco prega anche da solo, in silenzio, nutrendo la propria preghiera con la Lectio Divina, una forma di lettura della Bibbia, in cui il testo è accolto come messaggio personale, e non quale oggetto di studio: "tuttavia la Lectio Divina abbraccia con molta larghezza anche i Padri, la Tradizione, gli esempi e la dottrina dei santi, la riflessione sempre viva della Chiesa nel corso dei secoli"; è questo il cuore della tradizione Benedettina. I momenti di solitudine con Dio, sono tanto necessari al singolo monaco quanto quelli comunitari. San Benedetto afferma che per essere "veri monaci" bisogna vivere del lavoro delle proprie mani. Nella sua Regola egli stabilisce con cura in quali ore i monaci devono "attendere alle cose di Dio" e in quali si dedicheranno "al lavoro necessario". Le varie comunità sono organizzate in modo tale che ciascuno possa collaborare al bene comune secondo le proprie doti e capacità. I lavori destinati a sopperire ai bisogni comunitari, possono svolgersi in vari settori: la liquoreria, la tipografia, la biblioteca, la sacrestia, la formazione dei monaci, la ricerca intellettuale. Come si è detto la tradizione monastica non è rappresentata unicamente dalla preghiera e dalla meditazione, ma, seguendo la regola: "Ora et Labora", anche dal lavoro è anche attraverso di esso che il monaco eleva la sua preghiera a Dio. |
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| Momenti di preghiera, lavoro e vita della comunità vallombrosana | “Vallombrosa, così fu nominata una Badia ricca e bella né men religiosa e cortese a chiunque vi venia” -Ludovico Ariosto-
L'antica tradizione dei Monaci Vallombrosani, seguendo l’indicazione della regola: “Ora et Labora” si è rivolta nei secoli passati alla cura delle anime e degli infermi, negli anni in cui l'unico conforto farmacologico veniva dalla conoscenza empirica dei Semplici. I Monaci si sono distinti per tradizione e cultura, ma soprattutto perché depositari di antiche conoscenze per la preparazione di medicamenti, pozioni, balsami per lenire e risolvere le malattie del tempo. Sin dal 1780, anno in cui il Padre Rimbotti dottore e professore non fondò il Laboratorio Farmaceutico di S. Trinità in Firenze, vi è stata una continua ricerca, non più solo empirica, ma anche scientifica. E’ l’esigenza di poter conservare nel tempo e rendere trasportabili i prodotti curativi, che induce i monaci ad utilizzare altre forme galeniche diverse dall’infuso. In mancanza della chimica (scienza scoperta soltanto molti secoli dopo) iniziano a sperimentare la distillazione (essenze, liquori, concentrati), ad usare veicoli ed eccipienti più stabili come l’alcool (alcolati, elixir, estratti, liquori), a miscelare tra loro vari elementi creando sinergie di grande effetto terapeutico. Oggi quella struttura, cosi com'era, non esiste più, sorpassata ed oscurata dalle acquisizioni della chimica, dai prodotti di sintesi e dalla moderna ricerca scientifica. | |
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