Monastero Santa Trinita

Alla Congregazione Vallombrosana, che ebbe subito notevole diffusione in Toscana, si unì presto il Monastero di Santa Trinita forse già nel corso dell’XI secolo. Qui, appena fuori dell’antica cerchia muraria, sul sito di un oratorio noto fin dai tempi di Carlo Magno, i vallombrosani eressero una prima chiesa – in stile romanico – dedicata alla Ss. Trinità. Con l’espansione della città e la costruzione della seconda cerchia muraria (1172-1173) questa chiesa risultò inglobata nel tessuto abitativo acquistando l’importanza dei grandi monasteri urbani, quale la Badia Fiorentina, e ricevette quindi il titolo abbaziale. La comunità svolge un ruolo di grande importanza nella storia della città e della Congregazione. Così, nel clima di un rinnovamento architettonico della Firenze due-trecentesca (che vide sorgere Palazzo Vecchio, le grandi basiliche degli ordini mendicanti e il nuovo duomo), anche Santa Trinita fu ampliata con la sovrapposizione – proprio sulle mura della precedente – di una chiesa più alta e più lunga, in stile gotico. La sua pianta a croce egizia riprende quella delle chiese degli ordini mendicanti , ma presenta anche – per la prima volta nel gotico toscano – vere e proprie cappelle lungo le navate laterali. L’interno, a tre navate con volte a crociera, fu affrescato da famosi artisti del Tre-Quattrocento; nei secoli seguenti, quando la chiesa fu adattata allo spirito della Controriforma e al gusto della Firenze granducale, questa decorazione venne quasi totalmente coperta. Solo alla fine dell’Ottocento si procedette a un ripristino del suo carattere medievale, con interventi anche di ripittura e integrazioni, che furono poi rimosse nei più recenti restauri degli anni Sessanta di questo secolo. Nell’interno sono presenti opere del Vasari, Giovanni della Robbia, Benedetto da Rovezzano ed opere della scuola dell’Orcagna. Dopo le soppressioni, Napoleonica prima e dello stato Italiano dopo, il monastero fu convertito in una scuola pubblica ed oggi vi è una sezione dell’Università di Firenze, più precisamente la facoltà del Magistero. Ai pochi monaci superstiti è rimasta solo una minima parte come residenza per esercitare il ministero parrocchiale.